← Torna al sommario · Prospettiva Marxista n. 132 · Novembre 2026
Prospettiva Marxista n. 132 · Novembre 2026
Luiz Inácio Lula da Silva si riconferma alla presidenza del Brasile al ballottaggio, dopo che al primo turno lo sfidante Flávio Bolsonaro era risultato primo.
La rielezione di Lula non cancella quanto il primo turno aveva messo in luce: il bolsonarismo resta una corrente politica sostenuta da importanti frazioni borghesi brasiliane, nonostante le politiche dell’ultimo Governo Lula e la condanna di Jair Bolsonaro. Il titolo con cui avevamo commentato le elezioni del 2022, “Il ritorno di Lula nel Brasile di Bolsonaro” (Prospettiva Marxista, n. 108, novembre 2022), conserva quindi quattro anni dopo tutta la sua validità. Il campo del Partido dos Trabalhadores (PT), guidato dal rieletto presidente, ha vinto con il voto delle aree in cui il reddito dipende in misura maggiore dai trasferimenti statali e con una mobilitazione a tratti sorprendente, ma contenendo nel contempo l’avanzata di Flávio Bolsonaro nelle regioni che producono quattro quinti della ricchezza nazionale, dove la compagine bolsonarista risulta maggioritaria. La vittoria di Lula conferma quanto pesi la competizione nel Sudeste, dove il recupero al ballottaggio riduce sensibilmente il vantaggio bolsonarista. Il campo petista resta minoritario nel principale centro economico del Paese, ma migliora il proprio saldo complessivo. Anche una sconfitta regionale può quindi concorrere alla vittoria nazionale, quando se ne riduce sufficientemente l’ampiezza.
La geografia economica della competizione
I conti regionali del 2023 attribuiscono al Sudeste il 53,0% del PIL, al Sul il 16,8%, al Nordeste il 13,8%, al Centro-Oeste il 10,6% e al Norte il 5,8%1. Il voto ricalca in linea di massima la geografia della produzione della ricchezza del Brasile, con Sudeste, Sul e Centro-Oeste che, con il 64% degli elettori, producono l’80% della ricchezza nazionale e hanno votato in maggioranza per Flávio Bolsonaro, e con il Nordeste che, con il 28% degli elettori, ne produce il 14% e ha assicurato a Lula il margine della vittoria, in una mappa che coincide con quella tracciata dalla rivista nel 2015 (“Il nodo del Brasile nello scacchiere latinoamericano”, Prospettiva Marxista, n. 66, novembre 2015), quando le tre regioni del Centro-Sud, con il 63% della popolazione, producevano l’81% del PIL.
Il peso economico del Centro-Sud va letto insieme alla fase in cui si è svolto il terzo mandato di Lula, segnata dal peso crescente della rendita finanziaria. Nei dodici mesi fino ad agosto 2026 la spesa pubblica per interessi ha raggiunto l’8,86% del PIL, contro un deficit primario dello 0,62%, e il disavanzo brasiliano è dunque quasi interamente un disavanzo da interessi, pagati a banche, fondi e investitori2; Lula ha rilanciato il modello dei primi due mandati, fatto di trasferimenti statali, salario minimo e credito pubblico, senza la congiuntura che lo rendeva sostenibile, ed è su questo terreno che si misureranno le pressioni delle frazioni borghesi sul nuovo mandato.
La vittoria elettorale apre quindi un confronto sulle scelte economiche del nuovo mandato, nel quale si esprimono interessi e pressioni di frazioni borghesi ormai riconoscibili, con l’agrobusiness, il capitale commerciale e larga parte della finanza schierati con Flávio Bolsonaro e la parte della borghesia industriale cresciuta sul credito pubblico agevolato, legata al Governo, con un appoggio condizionato ai risultati economici.
Il ballottaggio e la rimonta di Lula

Il ballottaggio del 25 ottobre 2026 si conclude con la rielezione di Lula: 64.256.232 voti, pari al 51,79% dei voti validi, contro i 59.826.041 voti di Flávio Bolsonaro, pari al 48,21%. Il vantaggio finale è di 4.430.191 voti. Il risultato rovescia il primato bolsonarista del primo turno e impone di distinguere l’analisi dei primi turni da quella dei ballottaggi. I risultati ufficiali sono quelli del Tribunal Superior Eleitoral (TSE)3.
La base di partenza di Flávio Bolsonaro faceva presagire una concreta possibilità di vittoria anche al secondo turno. Il Sudeste e il Sul avevano rafforzato il campo bolsonarista, mentre Lula era arretrato elettoralmente in larga parte del Paese e soprattutto nel suo centro propulsivo.
Il secondo turno ha mostrato invece che Lula conservava una rilevante capacità di mobilitazione elettorale. La mobilitazione del suo campo è riuscita, mentre quello avversario non è stato in grado di arginare un’avanzata petista che pochi avevano previsto.
Rispetto al primo turno, Lula guadagna 10.376.694 preferenze e Flávio Bolsonaro 3.721.538. Il vantaggio bolsonarista di 2.224.965 voti diventa un vantaggio di Lula di 4.430.191: lo spostamento del saldo fra i turni è di 6.655.156 voti4.
Il corrispondente confronto tra ballottaggi mostra che Lula guadagna 3.910.233 voti rispetto al 2022 e Bolsonaro ne guadagna 1.619.687. Il margine di Lula cresce da 2.139.645 a 4.430.191 voti. Il suo peso sui validi passa dal 50,90% al 51,79%; quello della candidatura Bolsonaro dal 49,10% al 48,21%. Il calo di Lula emerso dal confronto tra primi turni non si riproduce pertanto nel confronto tra ballottaggi.
Tra i due turni del 2026 i votanti aumentano di 2.960.239 e gli astenuti diminuiscono dello stesso numero, passando da 33.469.244 a 30.509.005. Il tasso di astensione scende dal 21,08% al 19,22%, una riduzione di 1,86 punti percentuali calcolata prima dell’arrotondamento. Rispetto al ballottaggio 2022 gli astenuti diminuiscono di 1.691.553, mentre i votanti aumentano di 3.983.278.
I voti validi aumentano di 4.781.485 tra primo e secondo turno 2026: l’incremento corrisponde contabilmente ai 2.960.239 votanti aggiuntivi, più 870.302 schede bianche in meno e 950.944 voti nulli in meno. La crescita dei voti validi è quindi superiore a quella dei partecipanti.
I guadagni dei due finalisti sommano a 14.098.232 voti. Il saldo equivale ai 9.316.747 voti che al primo turno erano assegnati agli Altri Candidati, più i 4.781.485 voti validi aggiuntivi. Si tratta di identità contabili: questa avvertenza vale per tutti i confronti elettorali dell’articolo e dell’appendice, che descrivono saldi aggregati e non ricostruiscono i trasferimenti individuali di voto.
Il Sudeste e il margine assicurato dal Nordeste

Il confronto territoriale comprende tutti i 26 Stati e il Distrito Federal, aggregati nelle cinque grandi regioni dell’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (IBGE): Norte, Nordeste, Centro-Oeste, Sudeste e Sul5. Il voto all’estero resta separato ed è incluso nel totale nazionale. Il dettaglio per Stato e il confronto fra i primi turni sono raccolti nell’appendice statistica.
Il Nordeste assicura a Lula un vantaggio di 13.653.696 voti, superiore ai 12.572.020 del ballottaggio 2022. Nel Sudeste Lula riduce il proprio svantaggio da 4.250.110 a 2.806.770 voti. Il Norte passa da un vantaggio di Jair Bolsonaro di 192.157 voti nel 2022 a un margine di appena 1.079 per Lula nel 2026. Nel Sul e nel Centro-Oeste il margine resta bolsonarista e cresce rispetto al precedente ballottaggio.
Nel passaggio tra i due turni 2026 il maggiore aumento dei voti a Lula si registra nel Sudeste (+4.800.333), seguito dal Nordeste (+2.955.848), dal Sul (+1.332.846), dal Centro-Oeste (+770.876) e dal Norte (+474.024); l’estero aggiunge 42.767 voti. Anche Bolsonaro cresce in tutte le regioni e all’estero, con l’incremento maggiore nel Sudeste (+1.944.892).
La diminuzione nazionale degli astenuti non è uniforme: nel Norte aumentano di 237.564 rispetto al primo turno, mentre diminuiscono nel Sudeste (−1.613.691), nel Nordeste (−827.140), nel Sul (−518.981) e nel Centro-Oeste (−198.463). All’estero la diminuzione è di 39.528. Il risultato nazionale va quindi letto insieme alle differenze territoriali.
Rispetto al ballottaggio del 2022, nel Sudeste Lula guadagna 1.243.905 voti, mentre Flávio Bolsonaro raccoglie 199.435 voti in meno rispetto al padre. Il campo bolsonarista conserva il primato regionale ma arretra; Lula rimane secondo ma avanza e si riconferma presidente del Brasile.
Sindacalizzazione e radicamento sociale del PT

La contrazione della sindacalizzazione nel lungo periodo investe il radicamento sociale del PT. Occorre distinguere l’andamento complessivo degli iscritti ai sindacati dalla consistenza delle organizzazioni affiliate alla Central Única dos Trabalhadores (CUT), e collegare questi cambiamenti alla capacità di influenza politica del partito.
Tra il 2012 e il 2025 gli iscritti scendono da circa 14,4 a 9,1 milioni: circa 5,3 milioni in meno, una contrazione dell’ordine del 37%. Il tasso passa dal 16,1% all’8,8%, con una diminuzione di 7,3 punti percentuali. Nella serie IBGE era già sceso all’11,2% nel 2019 e al 9,2% nel 2022. Diminuiscono quindi sia il numero degli occupati iscritti sia la loro incidenza sull’occupazione complessiva6.
La contrazione strutturale è seguita da una parziale ripresa e da una stabilizzazione. Nel 2024 gli iscritti aumentano di circa 812 mila rispetto al 2023, interrompendo la precedente sequenza di riduzioni; nel 2025 l’IBGE rileva stabilità, con circa 9,1 milioni di iscritti e una variazione del tasso dall’8,9% all’8,8%7.
La riforma del 2017 e il passaggio del 2018
Il 2018 costituisce uno snodo della contrazione sindacale, ma occorre distinguere la diminuzione degli iscritti dal crollo dei finanziamenti. Nella pubblicazione IBGE del 2020, riferita al 2019, i lavoratori iscritti a un sindacato passano da 13.502.000 nel 2016 a 13.070.000 nel 2017, 11.518.000 nel 2018 e 10.567.000 nel 2019. Nel 2018 la perdita rispetto al 2017 è di 1.552.000 iscritti, circa l’11,9%; il tasso scende dal 14,4% al 12,5%. Si tratta dell’intero sindacalismo brasiliano, non della sola CUT8.
La legge n. 13.467 del 13 luglio 2017, approvata durante il Governo Temer ed entrata in vigore l’11 novembre 2017, rende facoltativa la contribuição sindical, subordinandone il prelievo all’autorizzazione preventiva ed espressa del lavoratore. Il 2018 è il primo anno intero di applicazione. Il precedente contributo obbligatorio riguardava anche lavoratori non iscritti: la riforma interviene direttamente sulle risorse delle organizzazioni, senza cancellare le adesioni né vietare l’iscrizione ai sindacati9.
Per la CUT è documentato soprattutto lo shock finanziario. Lo studio “CUT: Perfil dos dirigentes e resposta sindical frente à reforma trabalhista”, pubblicato su Sociologias nel 2021, riporta introiti dalla contribuzione sindacale per 62,2 milioni di reais nel 2017 e 3,4 milioni nel 2018: una contrazione di circa il 94,5%. La percentuale riguarda questa voce di finanziamento, non gli iscritti né tutte le entrate. Lo studio segnala anche perdite di associati nei sindacati affiliati, ma non fornisce una serie annuale omogenea dei soli iscritti CUT. Le cifre finanziarie sono ricavate da una fonte giornalistica, non da una verifica diretta dei bilanci della centrale10.
La riforma produce dunque uno shock sul finanziamento; la riduzione di strutture, servizi e capacità organizzativa può contribuire alla perdita di iscritti. L’analisi IBGE richiama questo meccanismo senza attribuire alla legge l’intera contrazione, già in corso prima del novembre 2017. Alla dinamica possono concorrere disoccupazione, informalità, trasformazioni occupazionali e, per il settore pubblico, pensionamenti11.
La stessa CUT si opponeva storicamente al contributo obbligatorio. Nell’intervista del gennaio 2018, il suo responsabile finanziario distingue questa posizione dalla difesa di un finanziamento deliberato collettivamente e dall’opposizione all’impianto della riforma12. Nel 2018 si accentua quindi la diminuzione della sindacalizzazione brasiliana e crollano le risorse CUT provenienti dal contributo sindacale: fenomeni collegati ma distinti.
La CUT e il rapporto storico con il PT
La Central Única dos Trabalhadores è una centrale sindacale alla quale aderiscono vari sindacati, presenti in differenti settori produttivi e territori. Nella consultazione del ministero del Lavoro e dell’Occupazione, aggiornata il 15 gennaio 2026, la CUT figura con 2.406 sindacati affiliati, il numero più elevato tra le centrali elencate13.
Il rapporto con il Partido dos Trabalhadores affonda le radici nel ciclo di mobilitazioni operaie della fine degli anni Settanta, durante la dittatura militare, e nell’esperienza del novo sindicalismo. Uno dei suoi principali centri fu l’area industriale dell’ABC paulista, nella regione metropolitana di São Paulo. Lula emerse come dirigente dei metalmeccanici di São Bernardo do Campo e Diadema14.
Il PT nacque nel 1980; la CUT fu fondata il 28 agosto 1983 a São Bernardo do Campo, durante il primo congresso nazionale. Il partito precede la centrale, ma entrambi esprimono un processo sociale e politico in parte comune. Dirigenti sindacali del PT contribuirono alla formazione della CUT insieme ad altre componenti del movimento dei lavoratori: lo sottolinea la ricostruzione della Fundação Perseu Abramo, fondazione collocata nell’area politica del PT15.
La vicinanza politica si accompagna alla distinzione organizzativa. La CUT dichiara l’autonomia rispetto allo Stato, ai datori di lavoro e ai partiti e ospita differenti orientamenti sindacali. L’intreccio di militanti, dirigenti e percorsi di formazione ha però reso particolarmente stretto il rapporto con il PT: un legame storico e politico che non riduce la centrale a un’articolazione amministrativa del partito né tutti i lavoratori rappresentati al suo elettorato16.
Questo rapporto si è trasformato nel tempo. Lo studio pubblicato su Sociologias ricostruisce il consolidamento della corrente Articulação Sindical e il crescente peso della negoziazione e della partecipazione istituzionale17. Nella nostra lettura politica, per valutare la CUT occorre considerare come le sue radici di classe, ma già collegate a un partito opportunista, si siano combinate con la ricerca di accordi e con il sostegno a Governi “amici”.
L’indebolimento sindacale può ridurre la capacità di influenza del PT sulla classe salariata. La rielezione di Lula e la crescita dei suoi voti al ballottaggio mostrano però che questa contrazione strutturale non esaurisce l’analisi della sua forza elettorale e non offre una spiegazione automatica dell’esito del voto.
Le forme della mobilitazione fra i turni
La mobilitazione fra i turni va letta insieme all’aumento della partecipazione e alla riduzione dei voti non validi registrati dai risultati ufficiali18. Alla rimonta sono dedicati gli articoli del Corriere della Sera19 e di El País20; l’intervista ad Anaïs Fléchet su Le Monde ne discute le forme sociali e politiche21.
L’Agência Communicare per il Pacto pelo Serviço Público esprime in percentuale la scomposizione dei saldi: il 66,1% del guadagno complessivo dei finalisti corrisponde ai voti degli Altri Candidati al primo turno e il 21,0% ai votanti aggiuntivi. La diminuzione di 1.821.246 schede bianche e voti nulli rappresenta il restante 12,9%22.
Il riscontro territoriale rafforza la necessità di superare una semplice redistribuzione dei voti degli esclusi. In 13 Stati il guadagno di Lula supera l’intero voto agli Altri Candidati del primo turno. Bolsonaro perde invece voti in Acre, Amazonas, Roraima, Amapá, Tocantins e Maranhão, dove diminuisce anche il numero dei votanti. A São Paulo il suo vantaggio si riduce di 1.396.706 voti; in Minas Gerais lo spostamento del margine è di 697.925 voti e porta Lula al primo posto23.
La carta del ballottaggio pubblicata dal Corriere della Sera evidenzia una distribuzione territoriale dei consensi più articolata dei soli totali statali: la prevalenza di Lula nel Nordeste e quella bolsonarista in ampie zone del Centro-Oeste e del Sul convivono con differenze interne agli Stati24.
Nel 2026 l’affluenza passa dal 78,92% all’80,78%: l’aumento di circa 1,86 punti percentuali supera quello di circa 0,36 punti registrato fra i turni nel 202225.
Il Financial Times insiste sulla concentrazione dell’astensione tra gli elettori più poveri e meno istruiti26; il Wall Street Journal richiama il timore di perdere i sussidi27; Il Fatto Quotidiano attribuisce ad Alberto Aggio una lettura incentrata sul recupero dei non votanti nelle città grandi e medie28. Il New York Times richiama invece anche il possibile sostegno a Lula di una parte dell’elettorato delle candidature conservatrici escluse29.
La stampa segnala inoltre la mobilitazione digitale attraverso il canale WhatsApp Exército do Lula, animato dal deputato André Janones, arrivato a 10,8 milioni di iscritti contro i 2,1 milioni della Tropa do Flávio, mentre Le Monde punta sul ruolo dei giovani, la cui mobilitazione, scattata spontaneamente dopo il primo turno, ha sorpreso gli stessi quadri del PT30. Sul terreno delle rivendicazioni, l’abolizione della scala 6×1 (sei giorni di lavoro e uno di riposo) era, nelle parole della politologa Thais Pavez a Le Monde del 27 ottobre, «emersa al di fuori dei partiti e dei sindacati», e il Governo l’ha fatta propria fino all’approvazione in Senato fra i due turni31, mentre lo stesso Flávio Bolsonaro, che l’aveva avversata, ha finito per votarla, come riportava l’AFP il 16 ottobre32.
Cada Minuto, riprendendo l’Instituto Strategio, attribuisce il recupero alla combinazione fra campagna digitale e presenza nelle strade e sottolinea il contributo del Sudeste33. BPMoney presenta invece stime su un campione di 30 mila sezioni e osserva una partecipazione maggiore nei comuni della fascia di reddito più bassa rispetto a quella più alta34.
Gazeta do Povo richiama la riduzione dell’astensione e dei voti non validi, la comunicazione digitale e la crescita nei maggiori collegi elettorali35. Agência Lupa riconduce questi saldi a possibili movimenti in entrambe le direzioni fra candidati, voto non valido e astensione, richiamando il limite delle interpretazioni in termini di trasferimenti automatici36.
Il modello di inferenza di Marcelo Schiller Lorande stima, sulle sezioni, una conferma del voto del 98,9% per Lula e del 98,8% per Flávio Bolsonaro; fra gli Altri Candidati, il 42,4% verso Lula e il 38,1% verso Flávio. Stima verso Lula il 69,2% delle schede bianche e il 59,6% delle nulle; fra gli astenuti, il 9,5% verso Lula, il 2,3% verso Flávio e l’86,8% ancora astenuto. Sui comuni la quota degli Altri Candidati verso Lula sale al 52,6%37.
I risultati dimostrano l’aumento della partecipazione, la contrazione di schede bianche e nulle e una crescita di Lula maggiore di quella di Bolsonaro. Le fonti convergono nell’indicare i canali della rimonta, la mobilitazione dei giovani e della rete, una rivendicazione sull’orario di lavoro nata fuori dalle organizzazioni tradizionali e l’uso delle leve di Governo fra i due turni, a cominciare dall’aumento del Bolsa Família.
L’opportunismo politico brasiliano
Un episodio dell’ultimo dibattito presidenziale su TV Globo, il 23 ottobre 2026, consente di precisare il rapporto fra identità operaia e mobilitazione elettorale. Flávio Bolsonaro allude alla menomazione di Lula con l’espressione «nove dita». Lula richiama l’incidente subito da giovane operaio durante il lavoro notturno e trasforma la risposta personale in un richiamo alla condizione dei lavoratori38.
Il punto politicamente significativo è il richiamo esplicito alle responsabilità datoriali: «Milhões de trabalhadores se acidentam por irresponsabilidade patronal», ossia «Milioni di lavoratori subiscono incidenti per irresponsabilità padronale» (traduzione nostra). Lula collega l’infortunio a turni e condizioni di lavoro imposti e rivendica la propria conoscenza del mondo del lavoro. Flávio Bolsonaro, nella risposta successiva riportata dalle cronache, presenta le proprie scuse39.
Nella nostra lettura, è proprio questo episodio a mostrare un tratto dell’opportunismo politico nel significato marxista del termine. Il richiamo al conflitto fra capitale e lavoro non implica di per sé una politica di indipendenza di classe. Un’organizzazione che media fra le classi può conservare un radicamento operaio, riconoscerne esperienze e linguaggio e mobilitarne le rivendicazioni, riconducendole però a una prospettiva di Governo e di compatibilità capitalistica.
Il confronto con l’Italia viene da sé, perché nessun esponente di primo piano del Partito Democratico (PD), formazione che pure annovera fra i propri antenati una tradizione opportunista, avrebbe potuto reagire così, chiamando in causa le responsabilità padronali per gli infortuni sul lavoro in uno dei momenti di massima esposizione mediatica della campagna.
Questo contesto illumina il grado di opportunismo che la politica brasiliana riesce ancora a esprimere rispetto a quella italiana, dove quella “lingua” si è consumata lungo la parabola di un capitalismo che ha conosciuto da tempo la maturazione imperialistica e che risulta, non da oggi, declinante.
L’opportunismo, per esercitare la propria funzione, necessita di una spinta oggettiva di classe a cui fare riferimento e di un personale politico capace di rapportarvisi, e il Brasile li presenta ancora entrambi, sia pure in misura declinante. Il personale è quello formato negli scioperi dei metalmeccanici dell’ABC paulista fra il 1978 e il 1980, da cui uscì il dirigente sindacale che quarantasei anni dopo si fa rieleggere presidente; la spinta è quella che ha portato la questione dell’orario di lavoro al centro di una campagna presidenziale e ha costretto lo stesso candidato della destra a votare la fine della scala 6×1. Un opportunismo che parla ancora la “lingua” della classe salariata resta probabilmente per il Brasile di oggi il più efficace nel vincolarla al Governo borghese, e il presidente che il 23 ottobre denunciava l’irresponsabilità padronale si è visto chiedere dai mercati, tre giorni dopo, un aggiustamento dei conti fondato sui tagli alla spesa.
La contestazione del voto e la lotta tra frazioni borghesi
La proroga del voto fino alle 19, disposta dal giudice del Supremo Cristiano Zanin dopo le richieste di entrambe le campagne, quella di Lula per i disservizi nel trasporto pubblico e quella di Flávio Bolsonaro per i comuni colpiti dalle piogge40, è stata il principale appiglio della contestazione bolsonarista. Il riepilogo ufficiale del TSE del 27 ottobre riporta 34.393 voti registrati dopo le 17 in territorio nazionale: circa lo 0,78% del margine finale di 4.430.191 voti. Il numero ufficiale è comunque inferiore al margine fra i candidati anche nell’ipotesi limite che quei voti fossero tutti attribuiti a uno solo dei due. Il conteggio dei voti registrati dopo le 17 non misura però l’effetto specifico della proroga: anche le regole ordinarie consentono di completare la votazione degli elettori già in fila all’orario di chiusura41.
Reuters riferisce che Flávio Bolsonaro ha lasciato il Brasile dopo la mancata consegna dei passaporti ordinata dalla Corte Suprema nell’ambito di un’indagine per riciclaggio, nella quale nega illeciti. Una fonte vicina alla famiglia colloca il suo arrivo in Florida, senza indicare il luogo preciso. L’agenzia riporta inoltre l’annuncio, da parte di un alto funzionario del Dipartimento di Stato, del rilascio di visti per Flávio Bolsonaro e i familiari42. Alla partenza di Flávio Bolsonaro è dedicato anche l’articolo del Corriere della Sera43.
Associated Press riscontra l’annuncio dei visti, ma precisa che il funzionario citato non conferma il percorso del viaggio44. CNN riferisce, citando un consigliere, che l’ingresso fu autorizzato da Trump in persona, e attribuisce a una fonte informata l’arrivo negli Stati Uniti45. BBC News riferisce conferme da proprie fonti e un incontro con Eduardo Bolsonaro in Florida46. Sono riscontri giornalistici convergenti sulla partenza e sull’accoglienza americana.
Trump ha espresso disponibilità ad accogliere Flávio Bolsonaro, secondo Reuters, anche se non risulta un provvedimento formale di concessione dell’asilo47.
Sul senatore pendono anche l’inchiesta sui 134 milioni di reais chiesti al banchiere Daniel Vorcaro, in carcere dopo il fallimento del Banco Master, per finanziare un film sulla vita del padre, fondi che secondo la Polizia federale sarebbero serviti a sostenere l’attività di lobby di Eduardo Bolsonaro a Washington, e quella aperta dal giudice Flávio Dino su presunti finanziamenti esteri alla campagna attraverso la Rockbridge Network, una rete conservatrice statunitense cofondata da J.D. Vance; lo scandalo del Banco Master non risparmia neppure il giudice Alexandre de Moraes, che ha fatto condannare Jair Bolsonaro, perché Vorcaro aveva firmato un contratto di consulenza da 131 milioni di reais con lo studio legale della moglie di Moraes48.
Nella nostra valutazione, questo episodio offre un riscontro concreto alla tesi secondo cui, in determinati contesti, la competizione elettorale assume il carattere di una questione di sopravvivenza per determinate frazioni borghesi. Il canovaccio americano di Capitol Hill, che nel gennaio 2023 aveva ispirato l’assalto ai palazzi del potere di Brasília (“Brasile: Bolsonaro alla scuola di Capitol Hill”, Prospettiva Marxista, n. 110, marzo 2023), continua a fare scuola, ridotto questa volta a una fuga in Florida. La posta in gioco può superare il normale ricambio del personale di Governo all’interno della classe dominante: può riguardare la continuità della direzione politica, l’accesso alle risorse statali, la tenuta delle alleanze e la capacità di proteggere o riorganizzare i propri centri di potere. La ricerca di un appoggio esterno dopo la sconfitta rende visibile anche la dimensione “internazionale” di questa lotta.
Vi sono frazioni borghesi che avvertono che se non riescono a tenere un piede nella stanza dei bottoni rischiano un pesante ridimensionamento, non gestibile con la mera possibile alternanza di Governo.
I vincoli del nuovo mandato e la contesa internazionale
Il Financial Times collega i vincoli dei conti pubblici alla reazione negativa dei mercati e alla caduta della valuta dopo la riconferma di Lula49. I mercati avevano scommesso su Flávio Bolsonaro: il giorno dopo il primo turno, come notava l’Economist del 22 ottobre, l’indice della Borsa di São Paulo era salito di quasi l’8%50. Il 26 ottobre, dopo la rielezione, la Borsa perde il 13,88% e il dollaro sale dell’8,21% sul real: il maggiore balzo giornaliero dal gennaio 199951.
Il New York Times legge la vittoria di Lula come una battuta d’arresto dell’avanzata delle destre latinoamericane e un risultato sfavorevole per l’Amministrazione Trump. Il successo interrompe una successione di vittorie conservatrici, mostra la persistente capacità di mobilitazione delle sinistre e ostacolerebbe il rafforzamento dell’influenza statunitense nel continente. Restano la polarizzazione interna e la resistenza di un Parlamento nel quale gli alleati di Flávio Bolsonaro hanno ottenuto risultati rilevanti52. Il voto del 4 ottobre per il Congresso lo conferma: il Partido Liberal (PL) diventa il primo partito in entrambe le Camere, con 121 deputati su 513 e 28 senatori su 81. Con i partiti che hanno sostenuto Flávio al ballottaggio, la destra conta 286 deputati e 51 senatori, contro i 124 e i 15 del campo di Lula, secondo Le Monde del 27 ottobre53.
Il voto brasiliano si colloca infine dentro la contesa fra le potenze, con la Cina da anni primo partner commerciale del Brasile e Washington che, avendo in questa corsa il suo candidato, ha usato i dazi come arma politica, dalla sovrattassa applicata fra l’agosto e il novembre 2025 in risposta al processo contro Jair Bolsonaro ai nuovi dazi imposti poche settimane prima del primo turno. Lula aveva risposto il 7 settembre che «Nessun governante straniero ha diritto di dire cosa possiamo comprare e cosa possiamo vendere. Siamo un Paese sovrano, e le nostre decisioni appartengono a noi e solo a noi», e la rielezione conferma per ora la linea con cui la borghesia brasiliana contratta fra Washington e Pechino il valore della propria posizione, all’interno della dinamica del mercato mondiale e dell’ordine imperialistico54.
La continuità lulista in un Brasile bolsonarista
Si conferma quindi una dinamica già emersa nelle precedenti elezioni: per conquistare la presidenza, il campo lulista deve contenere lo svantaggio nel Sudeste, facendo valere sul piano nazionale il largo margine assicurato dal Nordeste. Quest’ultimo rimane la principale base del vantaggio di Lula, ma la vittoria dipende anche dalla capacità di contendere al bolsonarismo i territori più popolosi ed economicamente rilevanti. La geografia elettorale brasiliana va dunque letta considerando il peso e le variazioni dei voti assoluti nei singoli Stati e nelle cinque grandi regioni.
Il ballottaggio mostra inoltre una capacità di mobilitazione del campo lulista che il primo turno aveva fatto apparire indebolita. Nella nostra lettura, la riconferma di Lula esprime la persistente capacità di raccogliere consenso fra gli strati il cui reddito dipende maggiormente dai trasferimenti statali, a cominciare dal Bolsa Família, e di dare risposta a specifiche istanze di importanti frazioni borghesi. È questa combinazione a sostenere la sua forza politica e a incidere sugli equilibri della potenza regionale brasiliana, senza cancellare né la consistenza del campo bolsonarista né le contraddizioni sociali sulle quali si fonda la polarizzazione politica del Paese.
Appendice statistica
Il dettaglio seguente conserva i confronti per tutti gli Stati e per il Distrito Federal. La prima parte confronta i primi turni del 2022 e del 2026; la seconda riporta partecipazione e risultati dei ballottaggi. Le note sotto ciascuna tabella specificano denominatori e criteri di confronto.
Il primo turno nei voti assoluti e nelle percentuali

Una prima osservazione riguarda la scomposizione contabile del guadagno della candidatura Bolsonaro: i 5.032.158 voti aggiuntivi di Flávio Bolsonaro rispetto a Jair Bolsonaro nel primo turno del 2022 corrispondono esattamente alla somma dei 3.379.966 voti in meno a Lula, dei 581.123 voti in meno agli Altri Candidati e dei 1.071.069 voti validi in più. Il confronto descrive il cambiamento dei saldi complessivi.
Il vantaggio di Lula di 6.187.159 voti nel 2022 diventa uno svantaggio di 2.224.965 nel 2026: uno spostamento del saldo di 8.412.124 voti.
La candidatura Bolsonaro amplia il proprio consenso assoluto mentre diminuiscono sia i voti a Lula sia quelli complessivamente raccolti dagli Altri Candidati, in presenza di una crescita dei suffragi validi.
Gli astenuti aumentano di 698.262 e i votanti di 1.593.463, mentre l’elettorato cresce di 2.291.491. La variazione del tasso di astensione è contenuta, da 20,95% a 21,08%. L’aumento degli astenuti in valore assoluto non coincide quindi con una forte crescita della loro incidenza percentuale.
Il confronto tra i primi turni nelle cinque grandi regioni


I totali regionali sono somme dei dati delle rispettive unità federative. Le percentuali si calcolano sui voti validi aggregati. Nelle colonne dei candidati, le prime due righe di ogni cella riportano voti e percentuale del primo turno 2022, le due successive quelli del primo turno 2026; Δ indica la differenza 2026 meno 2022. Le altre colonne riportano la variazione dei voti e quella della percentuale in punti percentuali55.
Il Sudeste e il Sul concentrano insieme 2.772.552 dei 3.379.966 voti persi da Lula, pari all’82,0% del calo nazionale. Nel Nordeste Lula perde 258.555 voti, mentre la candidatura Bolsonaro ne guadagna 1.611.579: la riduzione del vantaggio petista deriva quindi soprattutto dall’espansione del competitore.
Per individuare le grandi regioni nelle quali la candidatura Bolsonaro recupera di più occorre distinguere l’aumento dei suoi voti assoluti dallo spostamento del saldo rispetto a Lula. Nel primo caso il maggiore incremento si registra nel Nordeste (+1.611.579 voti), seguito da Sudeste (+1.429.080), Sul (+951.107), Norte (+613.276) e Centro-Oeste (+405.764).
Considerando invece quanto cambia la differenza tra i voti a Bolsonaro e quelli a Lula, il maggiore recupero si registra nel Sudeste (+3.228.776 voti): alla crescita bolsonarista si aggiunge la perdita di 1.799.696 voti di Lula. Il Sul è secondo (+1.923.963), seguito da Nordeste (+1.870.134), Centro-Oeste (+769.049) e Norte (+617.304). Il Nordeste è quindi la regione nella quale Bolsonaro guadagna più voti in termini assoluti; il Sudeste è quella nella quale migliora maggiormente il proprio saldo rispetto a Lula.
L’astensione diminuisce in valore assoluto nel Norte (−83.310) e nel Nordeste (−272.868), ma cresce nel Centro-Oeste (+141.807), nel Sudeste (+416.016) e nel Sul (+313.022). Nei cinque territori regionali l’incremento netto è di 514.667 astenuti; l’estero aggiunge 183.595, portando il saldo nazionale a +698.262.
Norte


Nel Norte il leggero vantaggio di Lula del 2022, pari a 158.469 voti, lascia il posto a un vantaggio di Flávio Bolsonaro di 458.835. I voti a Lula restano quasi invariati (−4.028), mentre quelli alla candidatura Bolsonaro aumentano di 613.276. Il mutamento del saldo regionale deriva dunque soprattutto dalla crescita del campo concorrente.
Il Pará concentra 279.284 voti aggiuntivi alla candidatura Bolsonaro, ma Lula vi rimane primo. Lula conserva il primato anche in Amazonas e Amapá; in quest’ultimo il margine è di appena 225 voti. Tocantins passa invece da Lula a Bolsonaro. Acre, Rondônia e Roraima mantengono un vantaggio bolsonarista.
I votanti regionali aumentano di 629.486 e gli astenuti diminuiscono di 83.310. Il calo più ampio degli astenuti si registra nel Pará (−94.076), seguito da Rondônia (−28.358). In Amazonas, Roraima e Tocantins gli astenuti crescono numericamente; in Tocantins il tasso scende comunque, perché l’elettorato aumenta. Le dinamiche dei singoli Stati non coincidono pertanto con il saldo regionale.
Nordeste


Il Nordeste resta la principale riserva di voti di Lula: nel 2026 gli attribuisce 21.494.584 preferenze, pari al 39,9% del suo totale nazionale. Lula prevale in tutti i nove Stati. Il vantaggio regionale si riduce però da 12.965.745 a 11.095.611 voti, poiché al calo di 258.555 voti petisti si accompagna una crescita bolsonarista di 1.611.579.
Bahia concentra 208.310 voti persi da Lula, mentre i guadagni a suo favore in Piauí, Alagoas e Sergipe compensano in parte le perdite negli altri Stati. La candidatura Bolsonaro cresce in tutti i nove Stati: gli incrementi maggiori sono in Bahia (+394.986), Ceará (+379.023) e Maranhão (+255.179).
Gli astenuti diminuiscono complessivamente di 272.868 e i votanti aumentano di 1.412.191. La contrazione degli astenuti è più marcata in Bahia, Ceará e Maranhão; il loro numero cresce invece in Piauí, Rio Grande do Norte, Paraíba e Pernambuco. Anche qui i valori assoluti vanno letti insieme ai tassi: in Piauí e Pernambuco l’incidenza dell’astensione diminuisce.
Centro-Oeste


Nel Centro-Oeste Flávio Bolsonaro precede Lula in tutte e quattro le unità federative. Il margine regionale passa da 1.401.344 voti a favore di Jair Bolsonaro nel 2022 a 2.170.393 a favore di Flávio nel 2026. Lula perde 363.285 preferenze; il competitore ne guadagna 405.764.
Goiás concentra 265.843 voti persi da Lula. Anche Mato Grosso e Mato Grosso do Sul registrano una sua flessione. Il Distrito Federal segue una dinamica differente: Lula guadagna 26.093 voti e la candidatura Bolsonaro ne perde 781, pur conservando il primo posto. Il maggiore incremento bolsonarista si registra in Mato Grosso (+195.715).
Gli astenuti aumentano in tutte le unità federative, per un totale di 141.807. Il tasso regionale sale dal 21,34% al 21,70%. Mato Grosso presenta tuttavia una diminuzione del proprio tasso di astensione, nonostante l’aumento numerico degli astenuti; Mato Grosso do Sul registra l’aumento percentuale più ampio delle quattro unità.
Sudeste


Il Sudeste concentra la maggiore perdita regionale di Lula: 1.799.696 voti. La candidatura Bolsonaro guadagna 1.429.080 preferenze e amplia il proprio vantaggio da 2.433.435 a 5.662.211 voti. Nel 2026 il primo posto è bolsonarista in tutti e quattro gli Stati della regione.
São Paulo pesa soprattutto in valore assoluto: Lula vi perde 984.619 voti e Flávio Bolsonaro supera Jair di 682.034. Minas Gerais passa dal vantaggio di Lula di 563.307 voti nel 2022 a un vantaggio di Flávio di 588.612; qui il saldo cambia di 1.151.919 voti. Rio de Janeiro ed Espírito Santo registrano anch’essi un calo di Lula e una crescita della candidatura Bolsonaro.
Il numero regionale dei votanti diminuisce di 788.944, mentre gli astenuti aumentano di 416.016. L’elettorato complessivo della regione diminuisce di 372.928. In tutti e quattro gli Stati crescono numero e tasso degli astenuti. Questo andamento rende rilevante il tema della partecipazione.
Sul


Nel Sul la candidatura Bolsonaro mantiene il primato in tutti e tre gli Stati e amplia il vantaggio regionale da 3.118.661 a 5.042.624 voti. Lula perde 972.856 preferenze mentre il campo concorrente ne guadagna 951.107. Il suo peso sui voti validi regionali scende dal 36,78% al 31,28%.
Il calo di Lula è maggiore in Rio Grande do Sul (−511.913), seguito da Paraná (−308.895) e Santa Catarina (−152.048). La candidatura Bolsonaro cresce in tutti e tre gli Stati: +328.760 in Rio Grande do Sul, +316.733 in Paraná e +305.614 in Santa Catarina. Il saldo assoluto si sposta così a suo favore nell’intera regione.
Gli astenuti aumentano di 313.022, i votanti diminuiscono di 13.514 e gli aventi diritto crescono di 299.508. Il tasso regionale passa dal 19,34% al 20,46%. In tutti e tre gli Stati aumentano sia il numero sia l’incidenza degli astenuti.
La lettura comparata dei primi turni
Nel primo turno del 2026 Lula prevale in 12 unità federative: i nove Stati del Nordeste e Amazonas, Pará e Amapá nel Norte. Flávio Bolsonaro prevale nelle altre 15: quattro nel Norte, tutte le quattro del Centro-Oeste, tutte le quattro del Sudeste e le tre del Sul. Rispetto al primo turno 2022 cambia il primo classificato in Minas Gerais e Tocantins. Questo conteggio non misura il peso dei territori: una vittoria per 225 voti in Amapá e un vantaggio di oltre 3,4 milioni a São Paulo contano allo stesso modo soltanto nel numero degli Stati vinti.
Lo spostamento del saldo nazionale di 8.412.124 voti a favore della candidatura Bolsonaro proviene soprattutto dal Sudeste (+3.228.776) e dal Sul (+1.923.963). Seguono Nordeste (+1.870.134), Centro-Oeste (+769.049) e Norte (+617.304); l’estero aggiunge 2.898. I valori misurano quanto cambia la differenza Bolsonaro meno Lula.
Nel Nordeste Lula mantiene un vantaggio superiore agli 11 milioni di voti, ma la sua contrazione concorre al mutamento del saldo complessivo. Nel Norte il quasi mantenimento dei suoi voti assoluti non impedisce la perdita del primato regionale. Nel Sudeste e nel Sul, invece, il ridimensionamento delle sue preferenze costituisce una componente centrale del risultato.
La partecipazione regionale nei ballottaggi

Il ballottaggio nei singoli Stati
Nel ballottaggio Lula prevale in 13 unità federative e Bolsonaro in 14. Rispetto al primo turno cambia il primo classificato in Minas Gerais. Il conteggio degli Stati vinti non determina il risultato presidenziale: pesano i voti assoluti e il loro saldo nazionale. Lula vince anche all’estero, con 200.154 voti contro 171.497.
Norte al ballottaggio

Lula raccoglie 5.024.626 voti contro i 5.023.547 di Bolsonaro. Il primato regionale si decide per appena 1.079 voti, pur con Bolsonaro primo in quattro Stati su sette. Lula prevale in Amazonas, Pará e Amapá; Bolsonaro in Rondônia, Acre, Roraima e Tocantins. Il margine del Pará a favore di Lula (+490.509) compensa buona parte degli svantaggi negli altri Stati.
Rispetto al primo turno Lula guadagna 474.024 voti e Bolsonaro 14.110. Gli astenuti crescono di 237.564: la regione si muove in senso opposto al dato nazionale. Il tasso di astensione passa dal 19,43% al 21,25%.
Nordeste al ballottaggio

Lula prevale in tutti i nove Stati e raggiunge 24.450.432 voti, contro 10.796.736 di Bolsonaro. La quota dei validi è del 69,37%. Bahia contribuisce con un margine di 3.876.497 voti, seguita da Pernambuco (+2.284.959) e Ceará (+2.216.646). Maranhão, Piauí, Paraíba, Rio Grande do Norte, Sergipe e Alagoas mantengono anch’essi un saldo favorevole a Lula.
Tra i turni Lula guadagna 2.955.848 voti e Bolsonaro 397.763. Gli astenuti diminuiscono di 827.140 e il tasso scende dal 18,39% al 16,49%. Il risultato conferma il rilievo del Nordeste nel saldo nazionale.
Centro-Oeste al ballottaggio

Bolsonaro resta primo in tutte le quattro unità federative, con 5.603.867 voti contro 3.733.919 di Lula. Il suo margine è di 1.869.948, leggermente superiore al ballottaggio 2022. I saldi sono a suo favore in Goiás (+759.779), Mato Grosso (+656.932), Mato Grosso do Sul (+298.919) e Distrito Federal (+154.318).
Tra i turni Lula guadagna 770.876 voti e Bolsonaro 470.431: pur conservando il primato, il campo bolsonarista riduce quindi il proprio margine rispetto al primo turno. Gli astenuti diminuiscono di 198.463; il tasso passa dal 21,70% al 20,05%.
Sudeste al ballottaggio

Bolsonaro ottiene 26.844.501 voti contro 24.037.731 di Lula. Minas Gerais cambia primo classificato rispetto al primo turno: Lula prevale di 109.313 voti, mentre Bolsonaro conserva São Paulo (+2.019.904), Rio de Janeiro (+603.640) ed Espírito Santo (+292.539). Il vantaggio bolsonarista regionale si riduce di 2.855.441 voti rispetto al primo turno.
Lula guadagna 4.800.333 preferenze e Bolsonaro 1.944.892. Gli astenuti diminuiscono di 1.613.691, la maggiore contrazione regionale in valore assoluto. Il tasso scende dal 22,70% al 20,27%. Rispetto al ballottaggio 2022 Lula riduce il proprio svantaggio regionale di 1.443.340 voti.
Sul al ballottaggio

Bolsonaro conserva il primato nei tre Stati e raccoglie 11.385.893 voti, contro 6.809.370 di Lula. I margini bolsonaristi sono 1.801.757 in Santa Catarina, 1.724.940 in Paraná e 1.049.826 in Rio Grande do Sul. Il vantaggio regionale è superiore a quello del ballottaggio 2022, ma inferiore a quello del primo turno 2026.
Lula guadagna 1.332.846 voti tra i turni e Bolsonaro 866.745. Gli astenuti diminuiscono di 518.981 e il tasso passa dal 20,46% al 18,19%. Anche nella regione a maggiore percentuale bolsonarista, entrambi i candidati accrescono i voti assoluti.
Note
1 IBGE, “Contas Regionais 2023”, 14 novembre 2025.
2 Banco Central do Brasil, “Estatísticas fiscais”, nota per la stampa del 30 settembre 2026.
3 TSE, “Risultati del ballottaggio presidenziale 2026”, totalizzazione del 25 ottobre 2026.
4 TSE, risultati presidenziali 2022 e 2026, per turno e territorio.
5 IBGE, “Quadro Geográfico de Referência”, composizione delle cinque grandi regioni.
6 IBGE, “Em 2025 taxa de sindicalização fica em 8,8% da população ocupada”, 23 settembre 2026.
7 IBGE, “Em 2025 taxa de sindicalização fica em 8,8% da população ocupada”, cit.
8 IBGE, “Em 2019, mesmo com expansão da ocupação, sindicalização segue em queda no Brasil”, 26 agosto 2020. Serie storica precedente alla revisione dei pesi.
9 Brasile, legge n. 13.467 del 13 luglio 2017, articoli 578, 579 e 582 della CLT (Consolidação das Leis do Trabalho).
10 “CUT: Perfil dos dirigentes e resposta sindical frente à reforma trabalhista”, Sociologias, vol. 23, n. 58, 2021. Dati sulla contribuzione, non sugli iscritti.
11 IBGE, “Taxa de sindicalização cai a 11,2% em 2019, influenciada pelo setor público”, 26 agosto 2020.
12 CUT, “O que CUT e filiados pensam sobre o fim do imposto sindical?”, intervista a Quintino Severo, 16 gennaio 2018.
13 Ministero del Lavoro e dell’Occupazione, “Consulta de Aferição das Centrais Sindicais”, aggiornamento del 15 gennaio 2026.
14 Fundação Getulio Vargas, “Atlas Histórico do Brasil”, voce su Luiz Inácio Lula da Silva.
15 Antônio Augusto de Queiroz, “Os 25 anos da CUT e suas lutas políticas”, Teoria e Debate (https://fpabramo.org.br/os-25-anos-da-cut-e-suas-lutas-politicas/).
16 CUT, “Breve histórico”, pagina istituzionale della Central Única dos Trabalhadores. Ricostruisce la fondazione della centrale, avvenuta il 28 agosto 1983 a São Bernardo do Campo, e ne presenta la struttura organizzativa e i principi dichiarati di autonomia rispetto allo Stato, ai Governi, ai datori di lavoro e ai partiti politici.
17 “CUT: Perfil dos dirigentes e resposta sindical frente à reforma trabalhista”, Sociologias, cit.
18 TSE, “Risultati del ballottaggio presidenziale 2026”, cit.
19 “Rete e astenuti, così è riuscito a guadagnare 10 milioni di voti”, Corriere della Sera, 27 ottobre 2026, p. 2.
20 Naiara Galarraga Gortázar, “La fórmula para lograr la remontada”, El País, 27 ottobre 2026.
21 Angeline Montoya, intervista ad Anaïs Fléchet, «Au Brésil, la mobilisation spontanée de la “gen Z” a surpris jusqu’aux cadres du Parti des travailleurs de Lula», Le Monde, 26 ottobre 2026.
22 Agência Communicare per Pacto pelo Serviço Público, “Votos de Lula do 1º ao 2º turno: como ele ganhou 10,4 milhões de votos”, 26 ottobre 2026.
23 Agência Communicare per Pacto pelo Serviço Público, “Votos de Lula do 1º ao 2º turno”, cit.
24 “La mappa del voto”, Corriere della Sera, infografica.
25 TSE, risultati presidenziali 2022 e 2026, cit.
26 “Lula turns his poll fortunes around to clinch historic victory over Bolsonaro”, Financial Times, 27 ottobre 2026.
27 Samantha Pearson, “Grassroots Mobilization Propelled Lula”, Wall Street Journal, 27 ottobre 2026.
28 “Il Brasile di poveri e minoranze riporta su Lula: +4,4 mln di voti”, Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2026.
29 Ana Ionova, Adam B. Ellick e Jack Nicas, “Digital Army Came to Lula’s Rescue in Election”, New York Times, 28 ottobre 2026.
30 Angeline Montoya, intervista ad Anaïs Fléchet, «Au Brésil, la mobilisation spontanée de la “gen Z” a surpris jusqu’aux cadres du Parti des travailleurs de Lula», Le Monde, 26 ottobre 2026.
31 Anne Vigna, “Un quatrième mandat, mais sans majorité au Congrès brésilien”, Le Monde, 27 ottobre 2026, p. 3.
32 Facundo Fernández Barrio, “Brazil’s left rallies as Lula closes gap before runoff”, AFP, 16 ottobre 2026, ripubblicato da Yahoo News.
33 “Ruas, redes e abstenção: estudo mostra como Lula virou a eleição”, Cada Minuto, 26 ottobre 2026. Contributo dell’Instituto Strategio.
34 “Anatomia de uma virada”, BPMoney, 26 ottobre 2026.
35 Gustavo Ribeiro, “O que explica os 10 milhões de votos a mais de Lula no 2º turno”, Gazeta do Povo, 26 ottobre 2026.
36 Ethel Rudnitzki, “Aumento de votos a Lula não reflete transferência automática de votos de outros candidatos”, Agência Lupa, 27 ottobre 2026.
37 Marcelo Schiller Lorande, “Transição de votos para presidente, 1º → 2º turno de 2026”, GitHub, 27 ottobre 2026. Inferenza ecologica non replicata in questa analisi.
38 «Bolsonaro le dijo “nueve dedos” a Lula y le tuvo que pedir disculpas», La Política Online, video.
39 «Flávio chama Lula de “nove dedos”, petista critica e cita acidentes de trabalho», Band, 23 ottobre 2026.
40 “Eleição teve 35 mil votos após horário prorrogado”, Folha de Pernambuco, 27 ottobre 2026, p. 3.
41 TSE, “Eleições 2026: cerca de 34 mil votos foram registrados após as 17h no 2º turno”, 27 ottobre 2026.
42 Ricardo Brito, Gram Slattery e Luciana Magalhaes, “Flavio Bolsonaro and family to receive US visas after leaving Brazil, State Department says”, Reuters, 28 ottobre 2026, ripubblicato da Internazionale.
43 “Bolsonaro è fuggito negli Stati Uniti”, Corriere della Sera, 28 ottobre 2026, p. 10.
44 “Brazil’s Flávio Bolsonaro and family will get US visas after election loss, State Department says”, Associated Press, 27 ottobre 2026.
45 Max Saltman, Alayna Treene, Kevin Liptak, Julia Vargas Jones e Jennifer Hansler, “Trump approved allowing Flávio Bolsonaro to enter US after Brazil election loss, source says”, CNN, 28 ottobre 2026, ripubblicato da Kesq.
46 Vinícius Mendes, Cecília Barría, Ayelén Oliva e Ricardo Senra, “Flávio vai para os EUA após derrota nas eleições: o que acontece agora?”, BBC News, 28 ottobre 2026, ripubblicato da Estado de Minas.
47 “Trump says he approves of Brazil’s Flavio Bolsonaro coming to US”, Reuters, 28 ottobre 2026.
48 Xosé Hermida, “Una familia peleada con los tribunales”, El País, 28 ottobre 2026, p. 5.
49 “Lula faces a fiscal reckoning after Brazil’s market rout”, Financial Times, versione online del 27 ottobre 2026.
50 “Brazil’s weird economy needs serious reform”, The Economist, 22 ottobre 2026, versione online.
51 Wellton Máximo, “Dólar sobe 8,21%, e bolsa cai 13,88% após reeleição de Lula”, Acessa, 26 ottobre 2026.
52 Ana Ionova e Adam B. Ellick, “Lula gana la presidencia de Brasil, un sorpresivo golpe a la derecha de América Latina”, New York Times, versione spagnola ripubblicata da Infobae, 26 ottobre 2026.
53 Anne Vigna, “Un quatrième mandat, mais sans majorité au Congrès brésilien”, Le Monde, cit.
54 Christophe Ventura, “Élections brésiliennes, ingérences américaines”, Le Monde diplomatique, n. 871, ottobre 2026, p. 18.
55 TSE, risultati presidenziali 2022 e 2026, per turno e territorio, cit.
